Postergazione del credito tributario nel vigente sistema delle prelazioni.

Una idea che potrebbe, di fatto generare immediato ossigeno, alle imprese è immaginare, in ragione della specifica emergenza COVID-19, una soluzione diversa.

Ho pertanto immaginato una strada che potesse veramente dare ampio spazio alle imprese in crisi.

La postergazione del creditore erariale.

Questa scelta, anche solo se adottata nell’ambito della gestione della crisi, potrà essere essenziale per salvare posti di lavoro o particolari tipi di imprese o settori.

Sul piano giuridico il problema della “indisponibilità della pretesa tributaria” non deve e non può mai essere intesa in senso acritico ed irragionevole, non potrà certo superare una interpretazione razionale delle norme: non può tradursi in una rigidità controproducente per il sistema economico. 

Il principio stesso della indisponibilità è messo a dura prova dalla buona logica giuridica e permane quale cardine del sistema solo per garantire lo Stato e tutelarlo da sé stesso, dalla propria incapacità di tutelare i propri interessi e di riscuotere i Tributi. 

La possibilità di falcidiare i tributi, compresi IVA e ritenute, può essere considerato come una condicio sine qua non rispetto alla possibilità di salvataggio delle imprese in crisi stesse, data la rilevanza che il debito tributario assume rispetto all’intero passivo concordatario. 

Molto spesso l’esperienza professionale porta ad assistere alla difficoltà di garantire la prosecuzione, la continuità dei valori in gioco, in ragione della preminenza assoluta del debito tributario. 

Soltanto attraverso una “postergazione controllata” del credito erariale, laddove è utile perseguire una continuità effettiva e reale delle imprese in crisi, si può garantire coerenza al sistema della crisi d’impresa.
Non si può non tener conto che spesso il debito erariale è una voce prepotente della debitoria e che, vista la sua naturale preferenza rispetto agli altri crediti, spesso impedisce o rende difficile il pagamento della continuità. 

Anche laddove però questo sia possibile, il pagamento preferenziale del creditore pubblico, ha una ricaduta generale sul sistema “economico” dannosa e non producente. 

Infatti, spesso, il creditore privato, nella maggior parte dei casi un azienda di dimensioni modeste (magari nemmeno di natura artigiana o professionale e quindi assistita dai relativi privilegi) subisce una falcidia maggiore del creditore “fiscale”. 

Con la conseguenza che questo riversa la crisi nel sistema economico nazionale con grave nocumento dell’economia nel suo complesso.

In questo momento chiaramente tale modello diventa insostenibile.
Andrebbe invece postergato il creditore “erario” che ha competenza e capacità di verifica dello stato di crisi non equiparabile a quella del normale creditore (avendo immediatamente sotto controllo la situazione debitoria di ogni impresa), e la forza economica di reggere la falcidia, in ragione di creditori meno competenti e meno capaci di assorbire tali eventi.
Appunto, una scelta di politica economica, volta a garantire la sopravvivenza ed il miglioramento del sistema economico nazionale. 

In particolare dei piccoli imprenditori ovvero delle imprese che abbiano determinati parametri di proporzionalità tra debito (ammesso al passivo) e fatturato.
Che ne pensate??

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